Francesca Brugnettini intervista Salvatore Gianella, giornalista e storico del Montefeltro e sceneggiatore del documentario La lista di Pasquale Rotondi

Francesca Brugnettini: “Il Premio Rotondi è giunto alla XII edizione: quali sono i dati più importanti che emergono dagli anni e negli anni?
Salvatore Giannella: Il primo dato è di natura storica. “Il ricordo della vita segreta dei 6.509 capolavori salvati nella Rocca di Sassocorvaro e nel Palazzo dei Principi a Carpegna, nei 5 anni, 3 mesi e 8 giorni di permanenza nel Montefeltro marchigiano, mentre fuori divampava la guerra, non potrà mai essere cancellato”, scriveva così nel suo diario Pasquale Rotondi, il protagonista dell’Operazione Salvataggio della più grande concentrazione di opere d’arte mai messa insieme nella storia dell’umanità. In realtà il ricordo di questa unicità del territorio correva il rischio di essere cancellato: il libro “l’Arca dell’Arte” (oggi ancora disponibile grazie a una ristampa), il Museo dell’Arca, il premio Rotondi ai salvatori dell’arte, il film “La lista di Pasquale Rotondi” e altri eventi organizzati e previsti in futuro hanno cancellato questo rischio e restituito al Montefeltro la giusta ricaduta d’immagine legata a quello straordinario capitolo, fino a ieri semisconosciuto, della storia italiana. Il secondo aspetto è legato ai nomi dei 60 salvatori dell’arte accorsi a Sassocorvaro: li accomuno in un solo ringraziamento, citando il più anziano di loro (sir Denis Mahon, il più grande studioso della pittura italiana del Seicento, accorso due anni fa da Londra con ancora nella mente le domande di un fanciullo) e i più giovani (i ragazzi del Liceo scientifico “Montefeltro” di Sassocorvaro, vincitori delle Olimpiadi nazionali della cultura, premiati nella sezione Marche dell’ultima edizione). Sono nomi che hanno portato il mondo nel Montefeltro e allargato la conoscenza del Montefeltro nel mondo. Con incommensurabili vantaggi di ricaduta d’immagine e turistica. Certo, molto c’è ancora da fare, ma in questi 12 anni possiamo affermare con orgoglio che la Rocca di Sassocorvaro, un luogo che ha dato ricovero e salvezza all’anima dell’Italia, è tornata a essere, pur nella ristrettezza dei mezzi, una dinamica Arca dell’Arte, con mostre, premi e pubblicazioni, come voleva Pasquale Rotondi.

F.B.: Il Premio quest’anno ha lasciato il Montefeltro per Roma: le cerimonie, i grandi nomi propri della ribalta del Premio in Sassocorvaro, hanno negli anni qualificato il comune feltresco, la Provincia e la Regione?
S.G.: Sì, senza dubbio. Le qualificate citazioni giornalistiche e le trasmissioni televisive e radiofoniche dedicate a Sassocorvaro in questi anni, e i dati di crescita del turismo culturale nella rocca e nel territorio circostante sono uno dei tanti segni della positiva ricaduta d’immagine, e non solo d’immagine.

F.B.: Il trasferimento a Roma quest’anno chi l’ha deciso e perché?
S.G.: E’ andata così. Nel gennaio scorso l’allora ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli, ha chiamato la presidente della giuria del Premio, Giovanna Rotondi Terminiello, comunicando l’interesse del ministero (una decisione poi fatta propria anche dal ministro che è succeduto a Rutelli, Sandro Bondi) per illuminare il premio Rotondi, unico in Italia nel settore dell’arte, fissando a Roma per il 2008 la cerimonia di conferimento dei riconoscimenti. Nell’occasione (un’occasione fortunata visto che quest’anno la insufficienza di fondi non avrebbe permesso di organizzare al meglio l’evento a Sassocorvaro come per gli anni precedenti) è stato deciso di dare vita contestualmente a un convegno sull’azione svolta negli ultimi otto anni dall’Italia in favore dei beni culturali in aree di guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq). L’individuazione di questo argomento è sembrata coerente sia con la vicenda storica di Rotondi e del Montefeltro; sia con le finalità del premio (l’arte di salvare l’arte); sia con alcune scelta di natura analoga fatte in passato dalla giuria quando ha conferito il premio a personaggi distintisi in Paesi di guerra. Ricordo in particolare il premio Europa 1997 a Milienko Domijan, soprintendente ai monumenti di Zara; il premio Mondo 2002 a Paul Bucherer e Jamil Sarvan, salvatori dell’arte e della memoria dell’Afghanistan; il premio Mondo 2004 a Nidal Amin, dirigente del Museo nazionale di Baghdad, le cui lacrime di dolore di fronte alle bombe e ai ladri che devastavano il suo Museo furono catturate dalle telecamere in immagini indimenticabili. E’ in questo spirito che è nata la giornata dell’ormai rituale secondo sabato di giugno, nella cornice del complesso monumentale dell’ex chiesa di Santa Marta, in piazza del Collegio Romano a Roma, proprio di fronte al palazzo del ministero dei Beni culturali: una giornata che, aperta dal messaggio beneaugurante del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha visto per la prima volta aggiornare l’Italia su quanto gli italiani stanno facendo e faranno per la salvaguardia dei beni culturali nei Paesi a rischio. Ci sono state così le testimonianze dei più autorevoli protagonisti degli interventi italiani: cito per tutti, il generale di Corpo d’Armata Giuseppe Valotto e il generale dei Carabinieri Giovanni Nistri, comandante del Nucleo per la tutela del patrimonio culturale; Alessandro Bianchi e Giovanna De Palma, dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro; il ministro plenipotenziario Paola Imperiale, dirigente del ministero degli Affari Esteri. E, subito dopo il convegno, la consegna dei premi ai salvatori dell’arte 2008, concretizzatisi quest’anno in una pregevole opera messa a disposizione della giuria dallo stesso ministero. E’ firmata dallo scultore Michelangelo Pistoletto ed è ispirata alla creazione di Adamo nella Cappella Sistina (quella Sistina al cui restauro Pasquale Rotondi dedicò gli ultimi anni della sua vita). Tra le cronache della giornata, segnalo l’ottimo resoconto della cronista Giovanna Pasqualin Traversa dell’agenzia di stampa www.agensir.it, con ricerca “Premio Rotondi”.

F.B.: Per il Premio sono stati percorsi molti itinerari promozionali, non ultimo il documentario del quale Lei stesso ha scritto la sceneggiatura e che la Rai ha dato con successo nel programma televisivo “La Storia siamo noi”. Lei non ritiene che il trasferimento a Roma potrebbe spegnere le tante luci culturali e promozionali di Sassocorvaro e del circondario?
S.G.: Non credo. Intanto perché la puntata a Roma di quest’anno è stata un’eccezione alla regola. E poi perché, per usare una metafora legata all’immagine dell’Arca dell’Arte, il porto di partenza resta sempre il mare di terra del Montefeltro. Finché lo vorranno i marchigiani, visto che allo stato attuale non ci sarebbero le risorse per ripetere l’appuntamento l’anno prossimo. E’ in questa ottica che va considerata lodevole l’iniziativa intrapresa come primo firmatario dal deputato rappresentante di questa terra, Massimo Vannucci, seguito da tutti gli altri eletti nelle Marche in tutti i partiti, sia di maggioranza che di opposizione, per una legge specifica mirante a far diventare il Premio Rotondi ai salvatori dell’arte un premio di interesse nazionale.

F.B.: Sono molti anni che Lei conosce il Montefeltro: come lo vede e come lo vorrebbe vedere?
S.G.: Come il palcoscenico di un teatro mobile, dalla Valmarecchia alla Comunità di Carpegna (con i Comuni finalmente tornati a riunirsi nel terzo millennio come sono da sempre riuniti nella diocesi del Montefeltro e di San Marino). Un palcoscenico su cui si alternano eventi in grado di rinforzare la sua immagine di antica e nuova “piccola capitale della cultura e dell’arte” e di rinforzare così l’economia crescente del turismo, del tempo libero, della qualità della vita, dell’ospitalità. Una piccola capitale che sappia fare le cose bene, in uno spirito di squadra (non “noi o loro”, ma “noi e loro”) e che sappia farle conoscere bene. La storia antica del Montefeltro con le sue poderose rocche è segnata principalmente da assedi. Quelli degli eserciti in armi la Rocca di Sassocorvaro, con le altre, li ha superati con disinvoltura nei secoli. Oggi dovrà vincere anche quello del nemico più subdolo e potente della nostra epoca che poure non dovrebbe albergare in una regione, come le Marche, che è un museo diffuso: l’indifferenza crescente verso la bellezza, le attività culturali, le unicità che garantiscono il successo nella florida economia dei turismi.

Breve curriculum

Salvatore Giannella da oltre trent’anni è alla scoperta di storie e personaggi “luminosi”, carichi di realtà e di favola. Lo ha fatto come cronista e inviato dell’Europeo (che ha anche diretto) e come direttore di Genius e di Airone, uno dei maggiori successi editoriali del dopoguerra. Dal 2000 al 2007 ha curato le pagine di cultura e di scienze del settimanale Oggi, del quale attualmente è tra le principali firme. Nel 1995 ha curato il piano per valorizzare le terre del Montefeltro storico. Ha scritto, con Pier Damiano Mandelli, “L’Arca dell’Arte” (Editoriale Delfi, 1999, recentemente ristampato). Ha sceneggiato i documentari “La lista di Pasquale Rotondi” e “Arkhipov, il capitano coraggioso che con il suo No salvò il mondo” per il ciclo della Rai “La Storia siamo noi”. Nel 2007 ha ricevuto a Rimini la medaglia d’oro del comitato scientifico internazionale del Centro Pio Manzù, presieduto da Mikhail Gorbaciov. Nell’aprile 2008 è uscito il suo libro “Voglia di cambiare. Seguiamo l’esempio degli altri Paesi europei (editore Chiarelettere).

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